Cosa vedere in Abruzzo in un giorno: Sulmona, Pacentro e un itinerario slow nel cuore della Valle Peligna
- valeorsini31
- 24 gen
- Tempo di lettura: 4 min

C’è un Abruzzo che non ha fretta. Un Abruzzo fatto di pietra chiara, silenzi profondi, profumo di confetti e montagne che osservano da lontano. È l’Abruzzo che si svela in una giornata perfetta di slow tourism, partendo da Sulmona, attraversando Pacentro e lasciandosi sorprendere da luoghi dove il tempo sembra aver scelto di rallentare.
Se soggiorni per qualche giorno alla Casetta di Trignano, questa escursione è un invito naturale: un itinerario ad anello che unisce città d’arte, borghi storici e natura, ideale per chi ama viaggiare con consapevolezza, curiosità e rispetto per il territorio.
Sulmona: molto più della Città dei Confetti
Sulmona è famosa nel mondo come “la Città dei Confetti”, ma questa notorietà spesso ha oscurato una verità culturalmente ancora più rilevante: qui nacque Publio Ovidio Nasone, uno dei più grandi poeti latini della storia. La città conserva ancora oggi un’anima elegante e colta, che emerge passeggiando nel suo centro storico, tra palazzi nobiliari, chiese monumentali e piazze ariose.
Cosa vedere a Sulmona
Piazza Garibaldi, una delle piazze storiche più grandi e suggestive d’Italia
Il celebre Acquedotto medievale, simbolo cittadino
Il Complesso della Santissima Annunziata, cuore artistico e identitario della città
Passeggiare per Sulmona significa attraversare secoli di storia con passo lento, lasciandosi guidare dalla bellezza.
Il Confetto di Sulmona: una tradizione che attraversa i secoli
I confetti di Sulmonansi producono già nel Medioevo. All’epoca non si parlava ancora di “confetto”, ma di “confettura”, termine che indicava mandorle o noci sgusciate e ricoperte di miele. La loro fama si diffuse soprattutto nel secolo scorso grazie agli emigranti abruzzesi, in particolare verso Stati Uniti, Canada e Australia, che portarono con sé questo simbolo di festa e identità.
Già nel Trecento, Giovanni Boccaccio li menziona nel Decamerone, e documenti storici dell’epoca raccontano l’usanza di gettare confetti sugli sposi come augurio di prosperità. Nel XV secolo furono le Clarisse del Monastero di Santa Chiara di Sulmona a confezionare i primi mazzolini di fiori di confetto, avvolgendoli con fili di seta e donandoli alle nobildonne prossime alle nozze.
Ciò che rende unico il Confetto di Sulmona è un brevetto esclusivo di lavorazione, che consente allo zucchero di fissarsi alla mandorla (o ad altri ingredienti) senza l’aggiunta di amidi o farine, unito a una straordinaria lavorazione artigianale. Le botteghe del centro storico espongono cesti colmi di fiori di confetto, dalle forme e dai colori più vari: ogni evento ha il suo confetto, dal rosa o celeste per le nascite, al rosso per la laurea, fino all’argento e all’oro per gli anniversari.
La tradizione racconta che Giacomo Leopardi, poche ore prima di morire, chiese di mangiare un Confetto Cannellino di Sulmona, che da allora prese il nome di “Confetto di Leopardi”.
Pacentro: uno dei Borghi più Belli d’Italia, tra luce e romanticismo
Da Sulmona, in meno di venti minuti, si raggiunge Pacentro, inserito nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia. Immerso nel Parco Nazionale della Majella e posto su una collina che domina l’intera Valle Peligna, è una realtà capace di incantare chiunque.
Pacentro è particolarmente amato dalle coppie di innamorati, sedotte non solo dalla natura circostante ma anche dal meraviglioso centro storico e dalla luce dorata che lo avvolge al tramonto, rendendo l’atmosfera intensamente romantica. Per molti il borgo è legato al nome della pop star Madonna, le cui origini familiari risalgono proprio a questo luogo, ma Pacentro ha molto altro da raccontare.
Passeggiare per le sue strade significa farsi guidare dall’ispirazione del momento, scoprendo vicoli e facciate in pietra, dimore signorili e portali finemente decorati, in un susseguirsi di archi, chiese antiche, lavatoi in pietra e stemmi nobiliari.
Tra gli edifici religiosi spicca la Parrocchiale di Santa Maria Maggiore, detta anche Chiesa della Misericordia, con un’elegante facciata e un prezioso portale scolpito; all’interno custodisce un magnifico pulpito ligneo barocco. Meritano una visita anche la Chiesa di San Marcello Papa, costruita tra l’XI e il XII secolo, e la Chiesa dell’Immacolata, che insieme alla Fontana seicentesca costituisce uno degli angoli più suggestivi di Piazza del Popolo.
Il Castello Caldora: sentinella della Valle Peligna
Il Castello Caldora è uno dei manieri più interessanti e affascinanti d’Abruzzo. Si caratterizza per le alte torri che svettano come sentinelle sull’abitato, dominando Pacentro e l’intera valle.
Di impianto medievale, fu ampliato nel Quattrocento, quando alla struttura originaria vennero aggiunte un’ala residenziale e due torrioni circolari con feritoie, testimonianza del suo ruolo difensivo e della potenza delle famiglie nobiliari che lo abitarono. Oggi rappresenta uno dei punti panoramici più emozionanti dell’intero itinerario.
Pranzo lento e sapori autentici
Nel cuore della Valle Peligna, il pranzo non è mai solo una pausa, ma parte integrante del viaggio. Una trattoria localeè il luogo ideale per assaporare arrosticini cotti lentamente alla brace, pasta alla chitarra, formaggi di montagna e piatti della tradizione, accompagnati da un buon Montepulciano d’Abruzzo. Qui il tempo si allunga e il cibo diventa racconto del territorio.
Oltre l’itinerario: luoghi da scoprire senza fretta
Se la giornata lo consente, il pomeriggio può regalare altre tappe meno conosciute ma profondamente suggestive. L’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, sospeso tra cielo e roccia, invita al silenzio e alla contemplazione. L’Abbazia di Santo Spirito al Morrone racconta secoli di storia e spiritualità, mentre Raiano e le sue gole offrono un contatto diretto con la natura. Anche una semplice passeggiata nella Valle Peligna può diventare l’esperienza più autentica: nello slow travel non conta fare tutto, ma vivere davvero ciò che si sceglie.
Rientro alla Casetta di Trignano: il lusso della quiete
Dopo una giornata trascorsa tra borghi, storia e paesaggi, il rientro alla Casetta di Trignano è il momento più intimo del viaggio. La sera scende lenta, l’aria si fa fresca, il silenzio torna protagonista. Un bicchiere di vino, una cena semplice, il cielo stellato sopra l’Abruzzo: è qui che si comprende il vero significato del viaggio lento, fatto di tempo, spazio e autenticità.









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